Calimero

Dopo 10 giorni dall’ingresso del nuovo anno e dopo aver giocato le ultime 2 giornate del girone d’andata, i commenti sul campionato di calcio vertono tutti sul medesimo argomento: cori razzisti e contromisure da prendere.

Passa cosi’ in secondo piano la vetta solitaria della classifica di un’Inter sempre piu’ protagonista, nel bene e nel male; non viene elogiato abbastanza dalle testate sportive l’ottimo terzo posto del Napoli a parimerito con la Juve, in crisi nera, contestata aspramente dai suoi tifosi; nello stesso modo la vertiginosa risalita del Milan trova poco spazio tra gli addetti ai lavori.

Non si fa altro che parlare e scrivere di Mario Balotelli e dei fischi, gli ultimi in ordine cronologico, da lui subiti a Verona nel match dell’Epifania con il Chievo.

Troppo presto ci si riempie la bocca con la parola “razzismo” ma forse si dovrebbe analizzare quest’ultimo episodio a 360°: come mai in qualsiasi stadio d’Italia Supermario viene subissato di fischi e buuuu poco lodevoli?

Possibile che con tanti giocatori di colore, presenti anche nella stessa Inter, solo lui riceve questa accoglienza?

Non sara’ che a 19 anni si considera gia’ un campione e quindi crede sia lecito portare sul campo l’arroganza, la prepotenza e le provocazioni verso giocatori e tifosi avversari?

I cori razzisti non sono mai giustificabili ma incolpare continuamente la tifoseria, sottoposta negli stadi a dinamiche particolari e poco comprensibili per chi e’ dietro uno schermo,  non porta da nessuna parte.

Ed e’ cosi’ che nelle polemiche del giorno dopo, il Ministro degli Interni Maroni scarica le responsabilita’ sulla FIGC che a sua volta, pur confermando la disponibilita’ per un punto d’incontro, ribadisce  che l’arbitro, durante una partita, ha gia’ molti compiti da assolvere e non puo’ prendersi l’onere di valutare e decidere lo stop della gara per cori o striscioni razzisti.

Lasciamo coloro che hanno poteri decisionali a giocare a scarica-barile ed occupiamoci di tifare le nostre squadre del cuore con passione ed entusiasmo rispettando gli avversari a cominciare dal loro luogo di nascita.